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Lillo Alessandro "celebra" i commercianti nel suo libro "Il silenzio è complice"

Lillo Alessandro

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Amore, passione e speranza. Amore nei confronti di Messina, passione nella narrazione dei fatti e speranza che la città dello Stretto possa risorgere dalle sue ceneri. Lillo Alessandro ha condensato in un brillante volume l’essenza di quella che egli stesso definisce la città più bella del mondo. “Il silenzio è complice” è il titolo significativo di un testo che il “patron” storico dei Canterini Peloritani ha voluto donare ai messinesi per un’analisi introspettiva.

Se da un lato ci sono le reprimende nei confronti delle classi politiche si sono succeduto nel corso degli ultimi 60 anni, dall’altra c’è la speranza che Messina possa risorgere. E non è un caso se Lillo Alessandro dedica il volume alle nuove generazioni di messinesi, alle precedenti che avrebbero potuto ma non hanno voluto realizzare i proprie desideri. La narrazione, a tratti autobiografica, parte dall’infanzia di colui il quale nel corso degli anno è diventato un punto di riferimento culturale della nostra città. Infanzia, raccontata attraverso qualche immagine fotografica ritraente Lillo Alessandro in abitino da balilla nella sua Itala Marina, all’epoca dei fatti (parliamo di molti, tanti anni addietro, ma non disveliamo l’età), cittadina che gli ha dato i natali prima del trasferimento a Messina. Lillo Alessandro narra prosaicamente la sua vita e la interseca con fatti e personaggi di una città che era rigogliosa, ridente e desiderosa di emergere, come del resto lo erano i messinesi.

Dalle frequentazioni dei cinema, fino all’amore per la musica e quindi la partecipazione ai gruppi folclorici messinesi. Per chi non lo sapesse, Lillo Alessandro è il presidente onorari mondiale dei gruppi folk, è una icona per vecchie e nuove generazioni. Il suo nome è legato indissolubilmente ai “Canterini Peloritani”, ma il suo contributo culturale è andato ben oltre. A lui si deve non solo l’organizzazione del Festival internazionale del Folclore ma anche l’organizzazione del Carnevale a Messina. Per capire cos’era la città dello Stretto basta leggere alcune pagine di un libro da cui emerge una Messina progressivamente sbranata da quelli che egli stesso chiama “cannibali”. Sanguinari che hanno succhiato l’ultima gocciolina che avrebbe potuto nuovamente irrorare un cuore profondamente provato. Mi inorgoglisce, in sede di presentazione, il riferimento alla mia persona, ma allo stesso tempo mi riempie di responsabilità.

“I commercianti hanno in mano il futuro della città”, cito testualmente Lillo Alessandro in quel passaggio che fa riferimento alla mia persona perché fra le righe egli intende lanciarmi una sfida che sono pronto ad accettare nella misura in cui i commercianti messinesi intendano sposare questo progetto di rilancio della città. Tornando alla passione con quale il Nostro racconta i fatti, piace sottolineare l’elencazione delle iniziative che hanno animato una città che si è andata progressivamente spegnendo. Per colpa di quel complice “silenzio” evocato anche da papa Francesco e diventato il titolo di un libro che merita di essere letto e custodito gelosamente nella libreria di ciascun messinese. Infine, come non sottolineare il grande rammarico di Lillo Alessandro di non avere potuto ricoprire la carica di consigliere comunale, replicando l’esperienza di Itala. Se fosse stato consigliere il suo contributo, già monumentale, alla cultura messinese sarebbe stato di gran lunga superiore. 



Carmelo Picciotto

Presidente Confcommercio Messina

 


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